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 Ci sono delle regole sul come vestirsi per venire in chiesa? Premessa: la liturgia è fatta di segni e anche l’abbigliamento delle persone che vi partecipano, sacerdoti e fedeli laici, è uno dei segni della liturgia. La celebrazione vuole coinvolgere la persona intera: il suo intelletto, i suoi sentimenti ed i suoi sensi, la sua anima e il suo corpo, la sua dimensione interiore ed esteriore. La retta disposizione interiore si esprime anche nel comportamento esteriore e nell’abbigliamento, in quanto gli elementi esteriori contribuiscono a rafforzare le attitudini, i sentimenti e le convinzioni interiori.Se ci tengo alla persona che voglio incontrare in genere avrò cura anche nel mio modo di vestire: lo stesso vale anche per il Signore e per la comunità cristiana. Avere una certa cura nel vestire indica l’importanza che attribuisco all’atto che compio e all’incontro che spero di avere. Invece la trascuratezza ol’essere fuori luogo anche nel modo di vestire è indice che scarsa è l’importanza attribuita all’azione che si sta compiendo e al contesto in cui avviene, ovvero il contesto comunitario.Per la celebrazione dell’eucarestia, soprattutto quella domenicale, è opportuno quindi evitare la trascuratezza nel vestire. Dall’altra parte sarebbe inopportuno anche presentarsi in chiesa in stile Lady Gaga o sfilata di moda: obiettivo del mio vestito è segnalare che quanto sto compiendo è importante per me, non concentrare tutta l’attenzione e gli sguardi su di me.Riassumendo... Non esistono regole precise ma gli elementi da tenere in considerazione sono: il mio vestito segnali l’importanza e il rispetto che attribuisco all’incontro col Signore e con la comunità cristiana; il mio vestito non sia tale da concentrare l’attenzione su di me invece che sul mistero che si sta celebrando. Il centro dell’eucarestia rimane sempre

Perché bisogna andare a messa? non si può pregare a casa per conto proprio o entrare in chiesa quando non c’è nessuno?

Una persona può essere golosa di patatine e merendine, oppure di salatini e di cioccolatini. Questi alimenti corrispondono al gusto personale e possono essere molto apprezzati. Tuttavia non si può vivere a lungo mangiando solo patatine, merendine, salatini e cioccolatini… Un’alimentazione sana richiede una dieta bilanciata ed integrata in cui ci siano carboidrati, grassi, proteine, fibre, vitamine ben dosati tra di loro.

La partecipazione all’eucarestia è come un pasto integrale e ben bilanciato, un alimento sano che nutre tutti gli aspetti della vita spirituale. Nella celebrazione dell’eucarestia si trova l’incontro con la comunità, la richiesta di perdono, la gioia di stare insieme, l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera di intercessione, la professione della fede, l’occasione di essere rinforzati nella testimonianza, la condivisione con i poveri, la lode al Padre, la preghiera comune del Padre nostro, lo scambio della pace e la possibilità della riconciliazione, il nutrirsi dell’eucarestia, l’essere mandati a testimoniare la propria fede…

La preghiera personale e le visite solitarie in chiesa sono importantissime e rendono veri gli atteggiamenti che si sperimentano nella celebrazione dell’eucarestia, tuttavia non possono essere un sostituto della celebrazione della messa. Nell’eucarestia si trovano le energie e i suggerimenti per vivere poi la quotidianità del rapporto con il Signore e con i fratelli. Nella messa si fa esperienza di comunione gli uni con gli altri e con Cristo in un modo personale e unico.

 

Che cosa sono le "feste di precetto"? Le feste di precetto sono quei giorni in cui i cristiani sono invitati a partecipare alla celebrazione dell'eucarestia come se fosse domenica. Di per sé il concetto di festa di precetto è una semplificazione, una sorta di indicazione di minimo sindacale che ha valore educativo.

Chi recita le preghiere comuni della messa più veloce di tutti vince un premio?

Qualche volta ascoltando alcune assemblee che pregano verrebbe da pensare così: chi arriva prima vince qualche cosa. Talvolta sembra esserci qualcuno che ha particolarmente fretta e vuole arrivare all’Amen sempre primo. In realtà non si vince niente se si finiscono le preghiere prima degli altri, anzi, probabilmente si perde qualcosa.

La celebrazione dell’eucarestia è la preghiera di tutta la comunità che vuole rafforzare la propria comunione con il Signore, e che vuole anche rinsaldare i legami di fraternità e di comunione tra i suoi membri. Tutto quello che si fa nel corso della celebrazione dell’eucarestia dovrebbe aiutare a costruire questa comunione e ad esprime un’unità di intenti e di desideri, un cuor solo ed un’anima sola.

Pertanto anche le preghiere che si recitano insieme (come il Confesso, il Gloria, il Credo), le risposte agli inviti di chi presiede (come quello dopo la presentazione dei doni che comincia con: Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio…), i dialoghi tra sacerdote e assemblea (come ad esempio all’inizio del prefazio quando il presbitero dice: Il Signore sia con voi… In alto i nostri cuori… Rendiamo grazie al Signore nostro Dio…) devono esprimere questa comunione. Se qualcuno corre più degli altri o la sua voce emerge perché troppo lenta o troppo forte questo senso di comunione non emerge.

Nella preghiera personale è opportuno mantenere il ritmo che più è adeguato al proprio modo di relazionarsi con Dio. Nella preghiera comune, invece, bisogna cercare di ascoltare gli altri per andare a ritmo e non bisogna usare un volume troppo alto per non stonare nell’insieme. Dall’altra parte non bisogna essere troppo timidi nel pregare a voce alta perché altrimenti sembra che il prete stia celebrando da solo, mentre è tutta l’assemblea che celebra. La direzione verso il quale andare è quella di essere un cuor solo, un’anima sola e una sinfonia di voci in sintonia.

 

Non mi sembra una buona strategia dal punto di vista dell’immagine cominciare la messa subito chiedendo perdono… qual è il senso?

La celebrazione dell’eucarestia è strutturata come un incontro.

Quando due persone si incontrano la prima cosa che fanno, in genere, è presentarsi, dicendo il proprio nome e qualcosa di sé. Più l’incontro è profondo, più sono capace di aprirmi all’altro, di mostrargli la mia verità e di dire il mio “vero nome” davanti a lui.

Quando si comincia la messa, per prima cosa, ci si presenta a Dio dicendo la nostra verità e accogliendo il “vero nome” che il Signore dice di sé. Il nostro nome, la nostra verità è che siamo limitati, fragili, anzi a volte scegliamo male e scegliamo il male. La nostra verità è che siamo peccatori e che abbiamo bisogno costante di misericordia e di perdono. È vero che dal punto di vista dell’immagine non è una “gran mossa”: togliere le proprie maschere e mostrare il proprio volto è operazione non alla moda, che dona però estrema libertà. Se ho il coraggio di farmi vedere da qualcuno per quello che sono, allora guadagno una nuova libertà nella mia vita.

Anche Dio si presenta a noi all’inizio della celebrazione svelando il suo vero volto, ovvero il perdono e la misericordia.

L’inizio della celebrazione dell’eucarestia è quindi un incontro di verità: la mia verità di peccatore amato e la verità di Dio, infinito amore e perdono. L’inizio della messa è incontro tra la nostra miseria e la Sua misericordia.